PACIFIC TRASH VORTEX …MONNEZZOLANDIA

Posted: 1 marzo 2008 in Ambiente
PACIFIC TRASH VORTEX, OVVERO… "MONNEZZOLANDIA"

Di
Stefano Russo


Sapevate
che esiste un’isola nell’oceano pacifico che non è segnata
sulle mappe?
No
non è un’isola misteriosa, in cui sono nascosti tesori, ma una
vera e propria isola di spazzatura! sulla quale non troverete alcun
tesoro bensì rifiuti di ogni tipo.
Questa
isola si chiama "Pacific Trash Vortex ", in italiano
vortice di immondizia del Pacifico.
Questa
sorta di isola si è formata intorno agli anni cinquanta,
grazie all’azione di una corrente oceanica dotata di un particolare
movimento a spirale orario, che ha permesso ai rifiuti galleggianti
in mare di aggregarsi fra di loro.
I
rifiuti accumulatisi e aggregatisi nel corso dei decenni hanno
formato questo mostro galleggiante il cui diametro
oggi è di
circa 2500 Km (grande quasi due volte gli USA) e ha una profondità
di 30 metri.

DI
COSA E’ FATTA "L’ISOLA"

Storicamente
questi rifiuti erano spontaneamente sottoposti a biodegradazione,
mentre in questo luogo si sta accumulando una enorme quantità
di plastica e di rottami marini. La plastica invece di essere
fotodegradata si disintegrata in pezzi sempre più piccoli, che
mantengono la caratteristica di polimerica anche quando raggiungono
le dimensioni di una molecola, la cui ulteriore assimilazione è
molto difficile.
Il
galleggiamento di tali particelle che apparentemente assomiglia a
zooplancton, inganna i molluschi che se ne cibano, causandone
l’introduzione nella catena alimentare. In alcuni campioni di acqua
marina presi nel 2001 la quantità di plastica superava di un
fattore sei quella dello zooplancton (la vita animale dominante
dell’area).
La
spazzatura che alimenta il pacific trash vortex è costituito
in parte da materiali,che sono caduti in mare dalle navi cargo che
transitano nell’oceano pacifico,a volte sono caduti interi
containers.
Ma
di certo questo enorme orrore non può essere semplicemente
frutto del rilascio di oggetti o scarti da parte di navi in transito

DA
DOVE PROVENGONO I RIFIUTI

Da
dove può essere nata una tale marea di plastica e rifiuti non
biodegradabili?
La
massa inquinante in realtà è formata da due parti: la
massa orientale, a sud-ovest del Giappone e quella occidentale a
nord-ovest delle Hawaii.
Il
tratto di mare interessato all’inquinamento è sito tra
Giappone e le coste della California, e interessa la zona delle isole
Hawaii, in genere considerato un autentico paradiso ecologico. Una
rapida analisi delle correnti oceaniche dimostra che per giungere in
quel punto, la massa inquinante può provenire solo dal nord, e
più esattamente dal Mare di Bering. In quel punto
probabilmente si è generata la marea di plastica grande due
volte gli USA che ora affligge il cuore del Pacifico. Lo Stretto di
Bering è uno stretto marino tra Capo Dezhnev, il punto più
ad est del continente asiatico, e Capo Principe di Galles, il punto
più ad ovest del continente americano.
solo
lo stato americano dell’Alaska e la Federazione Russa
si affacciano su di quel tratto di mare del nord, generalmente
disabitato per chilometri e quasi mai monitorato da strutture civili
o agenzie di stampa. L’Alaska è da sempre uno stato molto
attento all’ambiente, difatti il mare di Bering è da sempre
una importante risorsa ittica per gli Stati Uniti, da sola tale zona
– uno dei sistemi marini più ricchi del pianeta – sostiene
metà della industria ittica degli States. Per proteggere
queste zone, che custodiscono tra l’altro l’Alaska Maritime
National Wildlife Refuge e le Pribilof Islands, definite come le
‘Galapagos del Nord’, il governo americano – probabilmente
preoccupato dalla possibilità di perdere una redditizia
risorsa di pesca – ha di recente lanciato una serie di iniziative
ambientali, come la “Pacific Environment”, con lo scopo di creare
aree marine protette e prevenire perdite di sostanze inquinanti dalle
navi.
Difficile pensare che interi carichi di ecoballe siano
stati rilasciati dallo stato dell’Alaska così vicino a casa
propria. Gli americani, quando devono disfarsi di rifiuti (specie se
tossici o radioattivi), lo fanno ben lontano dalle loro coste,
possibilmente in qualche sperduto paradiso ecologico del terzo mondo,
dove non esistono quei diritti civili a cui sembrano così
allergici. Dall’altra parte del mare di Bering, invece, abbiamo
l’amministrazione Russa, che da anni riceve numerosi ammonizioni
internazionali per la scarsa attenzione all’ambiente.
Esiste
inoltre una penisola la
Kamchatka,
situata nell’estremo oriente russo, essa è piena di agenti
chimici inquinanti dovuti alla massiccia presenza nella zona di basi
militari sovietiche, ormai per la maggior parte scarsamente
controllate e mal amministrate. Potrebbe essere proprio la
Kamchatka
il punto di partenza dell’enorme quantità di materiali tossici
ed inquinanti che alimentano la pattumiera in mare.

KAMCHATKA,
LA PATTUMIERA RUSSA

La
Russia , in seguito ad accordi internazionali di non proliferazione
militare e nucleare (accettati con qualche recalcitranza), sta
smantellando la propria flotta già da qualche anno, e a gran
velocità. Metà dei sottomarini è alla fonda da
tempo. Ma il problema principale, nella penuria di fondi, per un
patrimonio che conta un gran numero di mezzi a propulsione nucleare,
è lo smaltimento delle scorie radioattive.

Nel 1996 il cosiddetto “rapporto
Nikitin” (opera di un ex ufficiale di marina), denunciò lo
spaventoso inquinamento della penisola della Kamchatka, causato dai
vecchi sommergibili nucleari (con l’abitudine di scaricare in mare
i residui di combustibile), causando l’ira delle alte gerarchie
militari. Le basi della Flotta Nord, si leggeva nel rapporto, sono il
luogo a maggiore concentrazione di rifiuti nucleari al mondo.Scorie
nucleari sigillate e sotterrate dalla Russia, sono presenti in
diverse località a sud est della penisola della Kamchatka,
nelle vicinanze della costa, insomma un vero e proprio "cimitero
militare".
Queste scorie, se non correttamente
sigillate, possono disperdersi dai siti di interramento e nelle
correnti oceaniche,seguendo una traiettoria diretta verso il nord-est
del Pacifico.
Non è un mistero, ad
esempio, che ad oggi i maggiori commerci illegali di materiale
radioattivo sembrano partire quasi tutti dall’ex Unione Sovietica.
E allora, l’enorme blob di plastica e oggetti inquinanti che sta
galleggiando nel Pacifico, è nato forse dal degrado sociale e
dalla carenza di controlli esistenti oggi nell’ex Urss, già
denunciati diverse volte dalle numerosi leghe ambientali di tutto il
mondo? Questo allo stato attuale delle cose non è dato
saperlo, ma probabilmente i responsabili delle agenzie ambientali
internazionali farebbero bene a iniziare le loro ricerche da lì.

Temo però che la sempre
maggiore necessità, specie in Europa, delle risorse
energetiche provenienti dall’Est, finiscano per rendere l’occidente
poco propenso a contrastare l’operato dei paesi dell’est ed in
particolare della Russia. Meglio non mordere la mano che ti sfama.
E intanto tra un pò, sui
libri di geografia, comparirà un altro continente
"Monnezolandia".


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